Dalle origini dell’architettura High-tech a oggi

L’unione tra architettura e tecnologia è un connubio abbastanza recente e risale agli anni ’70 periodo in in cui la fusione tra queste due discipline inizia ad esprimere messaggi e a veicolare significati propri; il termine Architettura High-Tech trae infatti origine dal libro “The Industrial Style and Source Book for the Home” pubblicato nel 1978 ad opera di Joan Kron e Susan Slesin.

Caratteristiche degli edifici High-tech
Gli edifici High-tech, già visivamente, non sono come gli altri e si caratterizzano anzitutto per la trasparenza che deve consentire di vedere tutto ciò che si trova al loro interno: primi fra tutti i componenti strutturali, tecnici e funzionali, che devono essere in bella mostra. L’architettura High Tech classifica gli edifici in quattro macro-categorie: la maglia, il tunnel direzionale, la cupola geodetica e l’edificio in altezza.

Gli interni degli edifici High-tech
Dal punto di vista dell’ interior design l’edificio High tech-tech richiama a concetti e materiali industriali che vengono impiegati come oggetti e complementi di uso familiare. Dunque non solo i pavimenti, le coperture e le finiture ma anche i recipienti e i complementi d’arredo sono di derivazione industriale e rappresentavano, almeno in origine, l’ascensione di uno spazio (quello di lavoro) anche all’interno delle mura domestiche rispondendo fra gli altri, anche a necessità di organizzazione degli spazi.
Oggi gli interni degli edifici High-tech risentono maggiormente di contaminazioni provenienti da altri stili ed architetture pur mantenendo una forte impronta “industrial”.

Alcuni esempi di edifici High-Tech
Esempi di edifici High-Tech, che fanno largo impiego di vetro e acciaio, sono oggi il baluardo delle maggiori città industriali. La Wills Tower di Chicago (USA) ultimata nel 1973 ed alta ben 443 metri si compone di 9 strutture tubolari e vanta ben 110 piani effettivi con balconi in vetro da cui è possibile ammirare lo Skyline della città. All’esterno le vetrate della torre sono color bronzo con finiture di alluminio anodizzato e ben rappresentano i tratti distintivi dello stile High-tech e industrial. Altro esempio tipico è rappresentato dallo Stadio Olimpico di Monaco di Baviera, pensato per essere utilizzato in differenti discipline e caratterizzato da un’architettura in cui vi è una netta dominanza di elementi tecnico-strutturali. Ad Hong Kong il 1985 ha visto l’inaugurazione di un nuovo edificio, sede centrale di un’importante istituto bancario la HSBC, anch’esso realizzato secondo i dettami dello stile High-tech. Il palazzo, con 51 piani totali, di cui 4 sotterranei, si compone di 4 piloni che fungono da “scheletro” per sostenere la struttura e mettono in evidenza la suddivisione degli spazi interni: gli ascensori, la scale, i vari servizi con una netta prevalenza nell’impiego di vetro e alluminio come materiali principali. In Italia, una delle costruzioni che più rappresenta lo stile High-tech è il Centro Direzionale della città di Napoli, i cui lavori sono terminati nel 1995. Si tratta di una serie di grattacieli, adibiti a uffici, che si estendono per un’area di ben 110 ettari; al progetto, promosso dall’archietto Giapponese Tange ha collaborato anche il grande Renzo Piano.

L’architettura High-tech, ormai così diffusa a livello mondiale, è nata con lo scopo di sorprendere, creare un punto di “rottura” rielaborando in chiave innovativa molti concetti veicolati dall’Architettura Moderna. Ciò che andava evidenziato in questa nuova concezione di costruzione erano le complessità tecniche che dovevano essere esaltate mostrando con chiarezza la perfezione organizzativa di ciascun interno. Di qui il ricorso costante alle trasparenze, alla precisione progettuale, ai materiali derivati dall’industria che rappresentava, appunto, l’eccellenza economico-produttiva e di cui si voleva realizzare un’estensione.